Contro gli sfascisti

In concomitanza con un importante appuntamento europeo, nel quale l’Italia, e in particolare il presidente del Consiglio Enrico Letta, dovrà cercare di allentare il peso delle imposizioni che subisce, da parte di settori non secondari della maggioranza arrivano segnali di insoddisfazione preventiva che alludono a nuovi scenari in realtà del tutto evanescenti. Lo scopo degli insoddisfatti, quelli del Partito democratico come quelli del Popolo della libertà, non sembra essere circoscritto alla semplice e comprensibile critica relativa alla lentezza del governo, al suo essere macchinoso e al suo costante rinvio dei problemi da risolvere (Imu, Iva, F-35, legge elettorale).
24 AGO 20
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In concomitanza con un importante appuntamento europeo, nel quale l’Italia, e in particolare il presidente del Consiglio Enrico Letta, dovrà cercare di allentare il peso delle imposizioni che subisce, da parte di settori non secondari della maggioranza arrivano segnali di insoddisfazione preventiva che alludono a nuovi scenari in realtà del tutto evanescenti. Lo scopo degli insoddisfatti, quelli del Partito democratico come quelli del Popolo della libertà, non sembra essere circoscritto alla semplice e comprensibile critica relativa alla lentezza del governo, al suo essere macchinoso e al suo costante rinvio dei problemi da risolvere (Imu, Iva, F-35, legge elettorale). L’impressione è che invece lo scopo, da più parti, sia quello di sfasciare l’equilibrio faticosamente costruito attorno alla rielezione di Giorgio Napolitano, con l’obiettivo di rinfocolare la contrapposizione frontale tra poli che, nel frattempo, si sono sciolti come neve al sole. Nel migliore dei casi, gli sfascisti chiedono all’esecutivo di fare in poche settimane quello che non si è riusciti a combinare per anni, di far fuori il rigorismo di Angela Merkel con una mossa spettacolare (quale?) oppure di far scomparire la disoccupazione in quattro e quattr’otto.
Se non ci riesce, il povero Enrico Letta è invitato ad andarsene. Dopo di che ci sono quelli, come l’ineffabile Rosy Bindi, ex presidente del Pd, un tempo prodiana, che non collegano neppure la loro delusione a qualche problema programmatico, semplicemente questo presepe non gli piace, quindi l’intero panorama politico deve cambiare per dargli soddisfazione. Lo sfascismo, come è noto, è un vizio antico della politica italiana, che si poteva forse tollerare quando produceva instabilità dei governi nell’ambito di un sistema stabilissimo di ruoli prefissati, ma che ora può produrre effetti catastrofici. Napolitano ha ripetuto ancora recentemente il suo appello per la stabilità, come condizione per produrre le riforme e le trasformazioni necessarie, sia nella gestione economica sia nella struttura del sistema politico. Forse è proprio questa prospettiva, quella di produrre qualche cambiamento, che allarma chi vede messo in pericolo un sistema basato sull’anomala diffusione dei diritti di veto anche a minuscole minoranze. Criticare il governo per gli errori che commette è giusto e doveroso, e siamo i primi a farlo (per dirne una, caro Letta, ma era proprio il caso di legare il rinvio dell’Iva con gli aumenti dell’Irpef?). Ma la tentazione di criticare solo per il gusto di voler sfasciare tutto Pd e Pdl farebbero bene a lasciarla agli amici del Movimento cinque stelle. No?